Aurelio Ascoli
06/11/1929 - 28/11/2025
Il nostro socio fondatore Aurelio Ascoli è mancato il 28 novembre 2025, alla età di 96 anni. Era nato a Monza il 6 novembre 1929, da padre ebreo fiorentino, ingegnere elettrotecnico, e da madre ebrea anconetana, pianista, come ricorda lui stesso in una intervista https://riflessimenorah.com/un-nostro-lettore-si-racconta/ Presidente nel 1986-87, mi “spillò” come nuovo socio, momento che non ho mai dimenticato.
 
Testimone di un lungo tratto della nostra Storia, all’età di 13 anni fu cacciato dalla scuola essendo l’unico alunno ebraico, e fu spesso chiamato ad offrirne testimonianza: “nessuno mi ha telefonato per domandarmi come stavo. Né il maestro, né il direttore, o i compagni di classe. Come se fossi scomparso”.
Esule in Svizzera con la famiglia, sfuggì alla deportazione; lo zio e la zia, invece, morirono a Birkenau.
 
Di Milano durante la guerra raccontò: “Mia sorella Mirella si recava in bicicletta al lavoro e si fermava da un salumiere a mangiare un panino con salame, anche se per noi era vietato. Si scoprì che quel salumiere pagava i ragazzini una lira per ogni topo morto. Era la carne per i salami. Mia sorella finì in ospedale”.
 
Aurelio è stato ingegnere, eccellente docente universitario di fisica nucleare, ha cooperato al Progetto CIRENE, per un reattore ad uranio naturale ed acqua pesante, e ad altri progetti di rilievo internazionale. Rotariano convinto ed attivissimo, vi portò il proprio non comune umanesimo. Qualche anno fa chiese ed ottenne il trasferimento al RC Milano, dove in seguito mi ospitò per assistere ad una conferenza del suo consocio Giulio Tremonti. Uomo di vastissima cultura e prodigiosa memoria, talvolta le sue domande mettevano in difficoltà, per puntualità e competenza, il relatore della serata rotariana.
 
Già novantacinquenne, il 6 giugno 2023, partecipò alla anteprima, a Milano, del film «Rapito» di Marco Bellocchio, presente alla serata https://www.raiplay.it/video/2025/01/Rapito-27f67f28-0710-438f-8cff-cf528d5aa6e3.html?wt_mc=2.www.cpy.raiplay_vid_Rapito.
Ne pubblicò subito dopo una interessante analisi (https://www.settimananews.it/cultura/rapito/), nella quale ebbe anche occasione di ricordare una serata presso il nostro Club: “Una decina d’anni fa, fu invitato a svolgere la conferenza conviviale al Rotary Club che allora frequentavo (ho poi cambiato club) un monsignore di elevato rango nella curia milanese, e la svolse secondo i canoni della sua fede e del suo ruolo. Alla fine della conferenza chiesi la parola, e gli dissi: “Io ti voglio bene, Monsignore, proprio perché sei diverso da me, e ci tengo che tu rimanga diverso da me, e non voglio farti uguale a me, per due motivi: il primo è che rispetto il tuo diritto di essere come sei nato, come sei stato educato prima dai tuoi genitori e poi dai tuoi primi maestri; il secondo è che questa tua diversità – se io sono curioso e voglio conoscerla meglio – arricchisce il mio spirito, non lo impoverisce. Allora qui mi sorgono spontanee due domande. La prima: è lo stesso anche per te, Monsignore, anche tu ci tieni che io rimanga diverso da te e non vuoi farmi uguale a te, perché rispetti il mio diritto di essere come sono nato e sono stato educato, e perché questa mia diversità – se sei curioso e vuoi conoscerla meglio – arricchisce il tuo spirito e non lo impoverisce? E la seconda domanda: se io mi comporto bene, secondo principi morali che sono comuni alla tua e alla mia religione, posso andare in Paradiso, o rimango vincolato a un Limbo dove, è vero, non ci sono né diavoli, né fiamme, né forconi, ma che è pur sempre la noiosa anticamera dell’Inferno?
Il Monsignore mi rispose che sì, dopo il Concilio Vaticano II, la Chiesa Cattolica si era aperta al dialogo senza porre condizioni preliminari, rispettando così il diritto dei non cattolici di rimanere tali.
In risposta alla seconda domanda, disse che “Cristo, nella sua infinita misericordia, aprirà le porte del Paradiso ai meritevoli anche se non battezzati”. Mi permetto di citare le sue parole tra virgolette, perché mi fecero una tale impressione, che esse rimasero incise nella mia mente come se me le fossi scritte”. Non sfugge il suo elogio della diversità, a commento di un film che invece raccontava la storia – opposta - di una religione che si pretendeva assoluta.
 
Due giorni dopo, era l’8 giugno 2023, volle presenziare ad una conferenza su padre Giuseppe Burghignoli (mio proavo), nonostante le conseguenze di un malanno che gli aveva incurvato il fisico, ma lasciandogli tutta intera quella intelligenza e vivacità che gli ricordiamo, testimoniata anche nel brano appena riportato, pregno della sua umanissima religiosità. Riposa in pace, caro Aurelio.
Massimo Burghignoli