
Fabrizio Curcio
Questa sera al Grand Visconti Palace Hotel di Milano, invitati dai nostri amici del Rotary Milano Nord, abbiamo la soddisfazione di vivere un interessante Interclub ascoltando un altro uomo che è simbolo di chi dedica la sua vita al servizio del paese.
Stiamo parlando di Fabrizio Curcio, una delle figure tecniche più importanti della pubblica amministrazione italiana nel campo della gestione delle emergenze e della protezione civile.
Nato a Roma nel 1966, laureato in ingegneria, ha iniziato la sua carriera nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, partecipando alla gestione di importanti emergenze nazionali.
Dal 2007 ha assunto incarichi di rilievo nella Protezione Civile, occupandosi di eventi come il terremoto dell'Aquila del 2009, il sisma dell'Emilia del 2012 e l'emergenza della Costa Concordia. Ha guidato il Dipartimento della Protezione Civile in due diversi periodi: dal 2015 al 2017 e poi dal 2021 al 2024. In questo suo secondo mandato da capo della Protezione Civile ha avuto un ruolo centrale nel coordinamento delle attività legate alla pandemia di Covid-19.
Dal novembre 2024 è stato nominato Capo del Dipartimento dell'Amministrazione generale, del personale e dei servizi del Ministero dell'Economia e delle Finanzee infine dal gennaio 2025 ricopre anche l'incarico di Commissario straordinario per i territori colpiti dalle alluvioni del 2023-2024.
Il suo intervento ha offerto un'approfondita riflessione sulle principali sfide che il nostro Paese è chiamato ad affrontare in materia di protezione civile, prevenzione dei rischi, gestione delle emergenze e ricostruzione post-evento.
Fabrizio, da questo momento ci permettiamo questa libertà, è però andato oltre, mettendo da parte i tecnicismi per raccontarci anche chi è e chi sono i suoi collaboratori: “non sapevamo come fare, ma alla fine riuscimmo a mettere giù più di 4.000 tende con lo spirito di rendere felici le persone, di farle stare bene”.
Noi siamo bravi - continua Fabrizio – nel gestire le emergenze, ma abbiamo difficoltà nella prevenzione e nella ricostruzione e questo è un problema perché l'Italia rappresenta un caso quasi unico in Europa per varietà e concentrazione di rischi naturali.
La conformazione geografica del nostro paese, l'elevata densità abitativa, la presenza di aree sismiche, vulcaniche e idrogeologicamente fragili, unite alla complessità amministrativa, rendono necessario un sistema di protezione civile particolarmente articolato ed efficiente.
Nell’emergenza abbiamo una solida normativa dove è chiaro chi fa e cosa deve fare e questo ci garantisce coordinamento e collaborazione tra istituzioni, forze operative e di volontariato.
Nell’emergenza “noi abbiamo imparato e sofferto. Ci siamo messi in gioco, abbiamo messo tutta la nostra voglia e la nostra passione”.
Diversamente, se pensiamo alla prevenzione, non abbiamo una legge nazionale sul consumo del suolo e così cementiamo nuovi terreni e non pensiamo a riqualificare quelli dismessi.
L’attività di prevenzione richiede una visione strategica di lungo periodo e interventi strutturali soprattutto ora che a situazioni già critiche – 684.000 frane censite – si aggiungono i cambiamenti climatici, sempre più frequenti. A tale proposito un chiaro esempio sono le recenti alluvioni che hanno colpito l'Emilia-Romagna, la Toscana e le Marche, caratterizzate da precipitazioni di eccezionale entità che hanno messo sotto forte pressione i sistemi di difesa idraulica e le infrastrutture territoriali.
La ricostruzione poi rappresenta una sfida ancora più complessa rispetto alla gestione dell'emergenza, poiché richiede scelte strategiche riguardanti il futuro delle comunità, delle infrastrutture e delle attività economiche.
La ricostruzione - continua Fabrizio - non può essere affrontata esclusivamente come un problema tecnico o amministrativo. Essa comporta inevitabilmente decisioni di carattere politico e territoriale, che devono essere condivise con gli enti locali e con le comunità interessate.
Il modello adottato è ora orientato a una forte collaborazione con le Regioni e con gli amministratori locali, nella convinzione che le migliori soluzioni possano nascere dalla conoscenza diretta dei territori e delle loro specificità. Certo, questo non è stato facile e non sarà mai facile perché facciamo fatica ad omogenizzare il pensiero, perché “tutti vogliono qualcosa di diverso”. Anche l’altezza dell’argine di un fiume può essere oggetto di conflitto.
Nella prevenzione e nella ricostruzione è necessario avere un “pensiero” di lungo termine e una capacità di superare uno scoglio culturale che ci contraddistingue e ci ostacola nella nostra voglia di fare: vorremmo semplificare le procedure, ma sappiamo bene che questa accelerazione ci espone ad un rischio che proprio non ci sentiamo di correre. In altre parole, se poi succede un problema, chi ne risponde?
Anche su questo dobbiamo lavorare perché gli scenari che ci attendono non saranno mai uguali. Possiamo perfezionare il metodo fondato sulla cooperazione istituzionale, sulla trasparenza delle decisioni, sulla responsabilità condivisa e sulla capacità di adattarsi alle caratteristiche dei diversi territori ma il modello organizzativo da applicare non sarà mai lo stesso.
Un altro aspetto di particolare interesse riguardato l'utilizzo delle nuove tecnologie. Il crescente impiego di sistemi satellitari, piattaforme di monitoraggio e strumenti di osservazione della Terra, che consentono di acquisire rapidamente informazioni utili per valutare l'estensione dei danni, individuare le aree maggiormente colpite e pianificare gli interventi.
Tali tecnologie costituiscono oggi un supporto fondamentale alle attività decisionali, pur senza sostituire il ruolo centrale delle competenze professionali e dell'esperienza umana. L’Uomo fa e sempre fare la “differenza”.
Sul piano sociale, condivido l'opportunità di sviluppare sistemi assicurativi contro i rischi catastrofali ma capisco anche la difficoltà di tutto questo.
Fabrizio è un uomo di “territorio” che non accentra, ma coinvolge sul territorio chi il territorio lo vive, dai presidenti delle Regioni ai sindaci, a tutti gli amministratori locali.
Le questioni sono complesse e nella prevenzione come nella ricostruzione i problemi non si risolvono in 6 mesi, in un anno o in cinque anni. Occorrono tempi lunghi di maturazione su ciò che si vuole e un patto con i cittadini che devono decidere se accettare un rischio o fare di tutto per renderlo improbabile. In altre parole, è necessario trovare un adeguato equilibrio tra intervento dello Stato, sostenibilità economica e tutela delle persone.
Davanti ad una pubblica amministrazione a volte opaca e a volte incomprensibile, Fabrizio ci tiene a ricordare che il cittadino in tutto questo ha il diritto di conoscere in assoluta trasparenza cosa si sta facendo per lui. La serata è andata via veloce e se non ci fosse stato il pericolo di essere cacciati dalla sala – pericolo molto concreto – saremmo rimasti ancora lì ad ascoltarlo.
È giunto il momento dei saluti e di ritornare alla terza persona singolare.
La ringraziamo dott. Curcio di essere stato con noi e di averci regalato un po’ del suo tempo.
Lei è un esempio per tutti noi, per come da cittadino e professionista è al servizio del suo paese. Lei ci rende orgogliosi di essere italiani.
Un abbraccio rotariano.
Roberto Ferrari